La storia dell’imprenditore ribelle

La storia di un caso di usura bancaria, ma non solo, che vi stiamo per raccontare ha qualcosa di insolito e merita il nostro incoraggiamento. Parleremo infatti di un imprenditore pugliese, residente a Taranto che ha imbracciato il proprio “fucile virtuale”, oltre a quello legale, contro Unicredit.

La vicenda

unicreditSiamo nell’aprile del 2013 quando l’uomo decide di presentare denuncia formale a Unicredit per usura bancaria ed estorsione negli uffici della Guardia di Finanza di Bari. L’indagine che viene avviata immediatamente e che è tuttora in corso, si basa su elementi come l’usura bancaria praticata sul mutuo, ma anche sul fido del conto corrente, ma anche su comportamenti ostruzionistici da parte dei funzionari della banca.

Per riuscire a vincere quest’ultima barriera l’imprenditore, titolare di un impresa di costruzioni impegnata nella realizzazione di alcune villette sul mare, era dovuto sottostare a dei veri e propri ricatti. L’uomo, nel racconto fornito alle Fiamme Gialle, ammette di aver comprato a questi una motoretta vintage, aver pagato ad una famiglia una vacanza al mare, aver conferito un incarico tecnico come coordinatore della sicurezza al figlio di un funzionario e altro ancora. Il tutto per poter portare avanti la propria attività.

La controdenuncia della banca

La reazione della banca nei suoi confronti è a dir poco feroce: denuncia penale per diffamazione e tentata estorsione. Un’accusa per la quale il pm incaricato prima, con una richiesta di archiviazione, e una sentenza di proscioglimento, poi, cade nel vuoto.

L’iniziativa di ribellione

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La testata della pagina facebook di UsuraUnicredit

Davanti alla causa mossa da un colosso bancario come Unicredit il piccolo risparmiatore, anzichè sentirsi schiacciato come una formica, reagisce aprendo una pagina in Facebook chiamata “Usuraunicredit.it” e registra anche l’analogo dominio creando un sito internet.

In questi spazi web l’uomo racconta la sua vicenda, raccoglie le testimonianze anche di altre vittima di usura bancaria, anatocismo e altre pratiche illecite perpetrate da parte del colosso bancario.

Ne nasce un’altra vicenda giudiziaria che vede Unicredit rivolgersi alla Wipo (l’organizzazione mondiale della proprietà intellettuale con sede a Ginevra). La banca ottiene la proprietà del dominio “Usuraunicredit.it”, ma non la chiusura della pagina di Facebook.

Secondo la sentenza la banca “in quanto soggetto di interesse pubblico e di proporzioni tali da svolgere un ruolo essenziale per la comunità, deve accettare le critiche anche se pungenti purché non travalichino i limiti della continenza”. Libertà di critica dunque per l’imprenditore se esprime “idee e giudizi anche severi, purché non sconfinanti nell’offesa gratuita e quindi nella rilevanza penale”.

Ribellarsi all’usura bancaria e alle altre pratiche illecite

Ribellarsi ai reati contro il nostro patrimonio, ribellarsi alle pratiche illecite, ribellarsi più in generale alle banche è un diritto e anche un dovere.

Lodevole anche la reazione mediatica messa in campo da questo imprenditore, alla quale però non poteva non esser non accompagnata una reazione di tipo legale. Per farlo però si è affidato a legali esperti e capaci.

Ed è questo che noi vi raccomandiamo sempre: quando decidete di ribellarvi ad una banca, dovete scegliere anche i mezzi più adatti per contrastarle. Affidatevi a professionisti che siano seri, competenti e con una comprovata esperienza nel settore, a legali capaci di vincere contro le banche, battendole sul loro terreno di battaglia.

 

 

 

 

 

 


Fonte: Wall Street Italia