
Una banca citata in giudizio da una società termoidraulica
Una società decide di far causa a una banca per alcuni sospetti illeciti su contratti bancari. I reati ipotizzati sono anatocismo, usura bancaria e altro.
Alcuni contratti bancari sospetti
Una piccola società termoidraulica del tortonese decide di far causa a una banca locale, affiliata a un colosso bancario. Il motivo è la richiesta di revisione di un contratto di alcuni contratti bancari stipulati con l’istituto di credito.
Nella domanda della parte attrice viene espressamente richiesta la verifica di illeciti quali anatocismo, usura bancaria e altro.
Il Tribunale di Cuneo, rappresentato dalla dott.ssa Rossella Chirieleison, si è occupato del caso. Ha assunto un perito per esaminare i contratti richiesti, che ha confermato che l’usura bancaria non è presente, poiché non vi è alcun superamento del tasso soglia nei contratti.
Oggetto di interesse invece è stato un conto corrente specifico tra quelli esaminati, stipulato il 5 settembre 1991. In esso è presente anatocismo. In primis perché, essendo un contratto stipulato nel 1991, va dichiarata la nullità delle clausole contrattuali – in vigore fino al 30 giugno 2000. Inoltre, in assenza di prova certa degli adempimenti di cui all’art. 7 della delibera CICR del 9.2.2000, l’applicazione di interessi anatocistici deve essere considerata illegittima anche per il periodo successivo alla stessa.
Per quanto riguarda gli interessi ultralegali, anche qui ci sono alcuni illeciti. Infatti, dichiarata la nullità della clausola di rinvio agli usi contenuta nell’art. 7 del contratto del 5.9.1991, dovrà trovare applicazione il settimo comma dell’art. 117 TUB.
Infine, per quanto riguarda le commissioni di massimo scoperto, dovranno essere nulle. Pertanto il totale degli addebiti da sottrarre al saldo del conto corrente al 30.11.2014 è pari ad € 51.941,67. Il saldo finale del conto corrente sarà quindi di – € 3.634,80.
Una vittoria per la società e una sconfitta per la banca.
La decisione finale
Il Tribunale di Cuneo così ha definitivamente deciso, accogliendo parzialmente le domande della parte attrice:
– dichiara la nullità parziale del contratto di conto corrente con riferimento alle clausole prevedenti l’applicazione dei tassi di interesse passivi, commissioni di massimo scoperto e spese di tenuta del conto sulla base delle condizioni usualmente praticate dalle banche sulla piazza e con riferimento alla capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi;
– accerta e dichiara che il saldo dei rapporti di dare/avere tra le parti al 30.11.2014 deve essere rideterminato nella somma complessiva di – € 3.634,80 (saldo negativo) a debito per il correntista (da circa -55.000 euro);
– compensa integralmente tra le parti le spese di lite;
– pone in via definitiva a carico di entrambe le parti, nella misura del 50% ciascuno, le spese di CTU liquidate con separato decreto.
Così è stato deciso a Cuneo, il 16.2.2017.
Mai piegarsi alle banche
Questa vicenda dimostra come le banche spesso applicano interessi illegali per derubare i propri clienti. Bisogna difendersi da questi atteggiamenti presuntuosi attuati dagli istituti di credito.
L’unica maniera per farlo è affidarsi a degli esperti in materia. Persone che hanno già vinto contro le banche, garantendo il rimborso ai propri clienti.
Fonte: Sentenza n. 206/2017 pubbl. il 24/02/2017 RG n. 3870/2013

