Udienza negata alle vittime del salva banche
Danneggiati dal “salva banche” prima, beffati dalla digos poi. Questo il destino delle vittime dello scandalo che ha riguardato Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti. Una rappresentanza di loro, dopo aver protestato a Laterina nel paese della Ministra Maria Elena Boschi, si è recata mercoledì scorso a San Pietro, per partecipare all’Udienza pontificia. Volevano arrivare a Papa Francesco, da sempre attento alle persone in difficoltà nella nostra società. E di difficoltà, chi si è visto azzerare da un giorno con l’altro il proprio conto corrente ne sta vivendo tante.
Grande delusione!
I pullman erano partiti nella notte fra martedì e mercoledì da Empoli e Arezzo; altri invece erano partiti da Umbria e Marche, da Vicenza e da Ferrara. “Armati” di cartelli e di magliette, si erano organizzati per cercare di attirare l’attenzione del Sommo Pontefice, in circa 500 persone decise a raccontare la loro disavventura Francesco.
Nessuna cattiva intenzione in loro, solo la voglia e soprattutto il bisogno, di far sentire la loro voce e raccontare la loro disavventura. Ma la digos li ha fermati all’entrata. Via i cartelli, via le magliette, manco fossero i controlli dei tifosi all’entrata di un qualsiasi stadio italiano. Fermati all’entrata, trattati come dei delinquenti, dopo una trattativa sono riusciti ad entrare in San Pietro e assistere all’udienza, ma lasciando fuori cartelli e magliette. Disarmati dell’unica arma che avevano per farsi notare, non sono così riusciti a farsi notare e ad entrare in contatto con il Papa.
Grande e immaginabile la delusione in tutti loro, che non hanno così trovato nemmeno l’appoggio morale che cercavano. Insieme a loro c’erano anche i risparmiatori delle Banche venete e di Monte dei Paschi di Siena. Tutti accomunati dallo stesso problema: recuperare i risparmi di un’intera vita.
L’invito all’udienza
In realtà le vittime del salva banche e dei vari dissesti finanziari delle altre banche erano stati invitati all’udienza, dopo che a Laterina si erano visti negare la benedizione a fine settembre. In quel paese vive Pier Luigi Boschi, padre della Ministra Maria Elena, per un periodo vicepresidente della Banca Etruria. Al termine della protesta erano entrati in chiesa chiedendo una benedizione che il vice parroco non era stato in grado di impartire loro.
Indignati per l’accaduto avevano scritto alla Santa Sede raccogliendo in risposta l’invito del Papa a raggiungerlo in San Pietro, ma poi non hanno avuto la possibilità di esser ricevuti. Mille inviti che erano stati raccolti dalle vittime del salva banche e che avrebbero però voluto incontrare il pontefice di persona. Desiderio rimasto irrealizzato.
Non ai santi… ma ai legali!
Considerato il fatto che sia indecente che delle persone civili siano state fermate davanti all’entrata della santa sede solo perché esponevano cartelli e magliette in cui denunciavano la propria situazione, questo è sempre più uno stato di polizia, non è “santi” che ci si deve rivolgere in questi casi.
Piuttosto è in tribunale che vanno portate queste banche, per costringerle a restituire i soldi dei risparmiatori che sono stati bruciati dalle loro folli operazioni speculative!
Ma per portare le banche in tribunale è necessario affidarsi a professionisti esperti, di comprovata capacità e in grado di combattere e battere le banche attraverso il ricorso ai tribunali. Molteplici in questi anni sono state le sentenze a favore dei risparmiatori. Risparmiatori che hanno saputo affidare le loro cause ad avvocati competenti e vincenti.
Fonte: Il Tirreno

